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    20 March

    Lotta all’Aids senza preservativi

    Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi

    di Piero Vietti.


    Parla Rose Busingye, infermiera ugandese: “Chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo”. “Il problema è capire se la vita ha un senso. Solo così posso volere bene a me e a chi ho davanti. E’ allora che lo proteggo, che faccio di tutto perché non si ammali”.
    Rose Busingye passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong Avsi al Meeting Point di Kampala, la capitale dell’Uganda.
    Rose è un’infermiera ugandese, e sa bene di cosa si tratta quando si parla di Africa, Hiv e preservativi. “Il problema è se la vita ha un valore, un significato, altrimenti non c’è preservativo che tenga”.
    In Uganda dal 1986 sono morte quasi un milione di persone (e più del doppio sono rimaste infettate) per il virus dell’Hiv.
    L’Uganda è però anche il primo paese del continente nero ad avere attuato una politica vincente nella lotta all’Aids: in pochi anni si è passati dal 21 per cento della popolazione infetta al 6,4 per cento di oggi. “Lo abbiamo fatto – spiega Rose – senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone. Anche grazie al nostro presidente”.

    Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha preso di petto la questione dell’Hiv fin da subito: “Ha chiesto di tornare alle nostre origini culturali – continua Rose – ha voluto che si lavorasse per il cambiamento delle persone. Una volta, durante un seminario, si discuteva di come affrontare il dilagare della malattia e la moglie del presidente è andata su tutte le furie quando ha sentito dire che la soluzione erano i profilattici. L’uomo non è come un cane che non riesce a trattenersi, diceva, ha la ragione, può smettere di vivere come un animale”.

    Così (come racconta anche il libro “Lo sviluppo ha un volto”, a cura di Roberto Fontolan, edito da Guerini) si è cominciato ad andare nei vari villaggi a insegnare, ad esempio, che chi ha una vita sessuale ordinata non rischia di prendere l’Hiv, che l’astinenza e la fedeltà al partner sono fondamentali e che in certi casi particolari è anche opportuno usare il preservativo.


    Nulla di diverso dalle parole del Papa: “Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, a essere con i sofferenti”.
    Nulla di diverso da quello che racconta Rose: “Non sappiamo amare, viviamo definiti dall’istinto. E quando uno non si sente amato non può amare nessuno, usa se stesso e gli altri. A uno infettato dall’Hiv non interessa nulla proteggere gli altri se non sa che la sua vita ha un valore, un significato. Quelli che attaccano il Papa non sanno cosa dicono”.
    O forse lo sanno benissimo.
    Tu vali più di un preservativo, il bisogno dell’Africa non sono i preservativi. Se lo pensi sei fuori dal mondo”, dice.


    Rose incalza: “Qui Non abbiamo medicine, si muore di malaria, di dissenteria. E ci vogliono mandare i preservativi. Ma che coraggio hanno di fronte al mondo di dire che il bisogno dell’Africa è un preservativo?”.


    ... continua su
    (19/03/09 - (C) Il Foglio)



    Credo non ci sia nient'altro da aggiungere, se non invitare i paladini del profilattico, manna dal cielo del paradiso secondo i laicisti, a riflettere con obiettività.
    Su questo articolo sta parlando una persona che vive in Africa, non in Italia.
    E, più avanti nell'articolo, questa persona (che è un infermiera, non un militante di destra o sinistra) affermerà che di quel 6% fanno parte sopratutto le persone piu ricche, che hanno i soldi per acquistare la manna dal cielo secondo Zapatero ;-)


    Molte belle le sue parole, in sintonia con quelle del Papa, su come la sessualità non deve essere un tabù (cioè un qualcosa visto come orrido e peccaminoso) ma una componente dell'uomo che va vissuta ordinatamente, e non promiscuamente.

    Dovremmo imparare tutti da questi esempi, noi occidentali cosiddetti "evoluti", che invece siamo immersi in una società pansessualizzata che ha snaturato la sessualità e con essa ha sostituito l'amore con il piacere. Uno dei tanti gradini (assieme all'egoismo dominante e al farsi le scarpe a vicenda) verso l'inferno sulla Terra.



    Angelus