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24 May QUI ES VERITAS?(da "IL VANGELO COME MI E' STATO RIVELATO" di Maria Valtorta, volume 10, capitolo 604 versetto 36)
10 Marzo 1944. Venerdì.
Dice Gesù:
"Ti voglio far meditare il punto che riferisce ai miei incontri con Pilato.
Giovanni, che essendo stato quasi sempre presente, o per lo meno molto prossimo, è il testimone e narratore più esatto, racconta come, uscito dalla casa di Caifa, Io fui portato al Pretorio.
E specifica "di mattina presto". Infatti, lo hai visto, il giorno si iniziava appena. Specifica anche: "essi (i giudei) non entrarono per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua".
Ipocriti come sempre, essi trovavano pericolo di contaminarsi nel calpestare la polvere della casa di un gentile, ma non trovavano peccato uccidere un Innocente e, coll'animo soddisfatto del delitto compiuto, poterono gustare meglio ancora la pasqua.
Hanno anche ora molti seguaci. Tutti quelli che nell'interno agiscono male e all'esterno professano rispetto alla religione e amore a Dio, sono simili a questi. Formule, formule e non religione vera! Mi fanno ripugnanza e sdegno.
Non entrando i giudei da Pilato, uscì Pilato per udire che avesse la turba vociferante e, esperto com'era nel governo e nel giudizio, con un solo sguardo comprese che il reo non ero Io, ma quel popolo ubriaco d'odio.
L'incontro dei nostri sguardi fu una reciproca lettura dei nostri cuori.
In Me venne per lui della pietà perchè era un uomo debole,ed in lui venne per Me della pietà perchè ero un innocente.
Cercò di salvarmi dal primo momento. E, dato che unicamente a Roma era riservato il diritto di esercitare giustizia verso i malfattori, cercò di salvarmi dicendo "Giudicatelo secondo la vostra legge".
Ipocriti per la seconda volta, i giudei non vollero dare condanna. Vero che Roma aveva diritto di giustizia, ma quando, ad esempio, Stefano venne lapidato, Roma imperava tuttora su Gerusalemme ed essi, ciononostante, definirono e consumarono giudizio e supplizio senza curarsi di Roma.
Per Me, di cui avevano non amore, ma odio e paura - non mi volevano credere Messia, ma non volevano uccidermi materialmente nel dubbio lo fossi - agirono in maniera diversa e mi accusarono come sobillatore contro la potenza di Roma (voi direste "ribelle") per ottenere che Roma mi giudicasse.
Nella loro aula infame, e piu volte nei tre anni del mio ministero, mi avevamo accusato di essere bestemmiatore e falso profeta, e come tale avrei dovuto esser da essi lapidato e comunque ucciso. Ma ora, per non compiere materialmente il delitto di cui sentono per istinto sarebbero puniti, lo fanno compiere a Roma accusandomi d'esser malfattore e ribelle.
Nulla di piu facile, quando le folle sono pervertite e i capi insatanassati, di accusare un innocente per sfogare la loro libidine di ferocia e di usurpazione, e levare di mezzo chi rappresenta un ostacolo e un giudizio. Siamo tornati ai tempi di allora. Il mondo ogni tanto, dopo una incubazione di idee perverse, esplode in queste manifestazioni di pervertimento.
Come una immensa gestante, la folla, dopo aver nutrito nel suo seno con dottrine da fiera il suo mostro, lo partorisce perchè divori. Divori per primi i migliori e poi divori sè stessa."
(capitolo 604, versetto 39)
"Pilato, seduto nel suo seggio, mi scruta, perchè Io sono un enigma per lui.
Sgomberasse l'anima dalle sollecitudini umane, dalla superbia della carica, dall'errore del paganesimo, comprenderebbe subito Chi sono. Ma come può la luce penetrare dove troppe cose occludono le aperture perchè la luce entri?
Sempre così figli, anche ora. Come può entrare Dio e la sua luce là dove non c è piu spazio per loro, e le porte e finestre sono sbarrate e difese dalla superbia, dall'umanità, dal vizio, dall'usura, da tante, tante guardie al servizio di Satana contro Dio?
Pilato non può capire quale sia il mio regno. E, quel che è doloroso, non chiede che Io glielo spieghi.
Al mio invito perchè conosca la Verità, egli, l'indomabile pagano, risponde: "Che cosa è la verità?", e lascia cadere con un alzata di spalle la questione.
Oh! figli, figli miei! Oh! I miei Pilati di ora! Anche voi, come Ponzio Pilato, lasciate cadere con un'alzata di spalle le questioni più vitali. Vi sembrano cose inutili, sorpassate.
Cosa è la verità? Denaro? No.
Donne? No. Potere? No. Salute fisica? No. Gloria umana? No.
E allora si lasci perdere.
Denaro, donne, potere, buona salute, comodi, onori, queste cose sono concrete, utili, da amarsi e raggiungersi a qualunque scopo. Voi ragionate così. E, peggio di Esaù, barattate i beni eterni per un cibo grossolano che vi nuoce nella salute fisica e che vi nuoce nella salute eterna.
Perchè non persistete a chiedere "Cos è la verità?". Essa, la Verità, non chiede che di farsi conoscere, per istruirvi su di Essa. Vi sta davanti come a Pilato e vi guarda con occhi d'amore supplicante, implorandovi "Interrogami, ti istruirò"
(versetto 40)
"Pilato mi lascia dove sono, senza interrogare di più, e va dai malvagi che hanno la voce più grossa e che si impongono con la loro violenza. E li ascolta, questo sciagurato che non ha ascoltato Me e che ha respinto con una scrollata di spalle il mio invito a conoscere la Verità. Ascolta la Menzogna.
L'idolatra, quale che sia la sua forma, è sempre portata a venerare ed accettare la Menzogna, quale che sia. E la Menzogna, accettata da un debole, porta il debole al delitto.
(versetto 41)
"Al mio ritorno da Erode, ecco la nuova transazione di Pilato: la flagellazione. E che sperava? Non sapeva che la folla è la belva che, quando comincia a vedere il sangue, inferocisce?
Ma dovevo esser franto per espiare i vostri peccati di carne. E vengo franto. Non ho piu un brano del corpo che non sia percosso. Sono l'uomo di cui parla Isaia.
Lo vedete, uomini, il vostro Salvatore, il vostro Re, coronato di dolore per liberarvi il capo da tante colpe che vi fermentano? Non pensate al dolore che ha subito la mia testa innocente per pagare per voi, per i vostri sempre più atroci peccati di pensiero che si tramutano in azione?
Ma non ve ne muovete a pietà. Come i giudei, continuate a mostrarmi i pugni, a gridare "Via, via, non abbiamo altro dio che Cesare!", o idolatri che non adorate Dio ma voi stessi, e chi fra voi è piu prepotente.
Non volete il Figlio di Dio. Per i vostri delitti non vi dà aiuto. Più servizievole è Satana. Del Figlio di Dio avete paura, come Pilato.
E quando lo sentite incombere su voi con la sua potenza, agitarsi in voi con la voce della coscienza che vi rimprovera in suo nome, chiedete come Pilato: "Chi sei?"
Chi sono lo sapete. Anche quelli che mi negano sanno che sono e Chi sono. Non mentite.
Venti secoli stanno intorno a Me e vi illustrano Chi sono e e vi istruiscono sui miei prodigi. E' più perdonabile Pilato.
Non voi, che avete un retaggio di venti secoli di cristianesimo per sorreggere la vostra fede o per inculcarvela, e non ne volete sapere. Eppure con Pilato fui più severo che con voi. Non risposi.
Con voi parlo. E cio nonostante non riesco a persuadervi che sono Io."
(versetto 42)
"Pilato è un falso buono. Buono è Longino che, meno potente del pretore e meno difeso, in mezzo alla via, circondato da pochi soldati e da una moltitudine nemica, osa difendermi, aiutarmi, concedermi di riposare, di confortarmi con le pie donne, di essere soccorso dal Cireneo, e infine di avere la Mamma ai piedi della Croce.
Quello fu un eroe della giustizia e divenne per questo un eroe di Cristo.
Sappiatelo, o uomini che vi preoccupate unicamente del vostro bene materiale, che anche ai sensi di questo il vostro Dio interviene quando vi vede fedeli alla giustizia che è emanazione di Dio. Io premio sempre chi agisce con rettezza.
Io difendo chi mi difende. Io lo amo e lo soccorro.
Sono sempre Quello che ha detto: "Chi darà un bicchier d'acqua in mio nome avrà ricompensa." A chi mi da amore, acqua che disseta il mio labbro di Martire divino, Io do Me stesso, ossia protezione e benedizione."
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