08 June
eccomi qui, dopo quasi 3 mesi che non aggiorno il blog approfitto del ritorno da Medjugorje per scrivere qualcosa :)
Tornare a Medjugorje è stato come tornare a casa.. il primo giorno.
Poi è stata penitenza.
Pazienza, si vede che quest'anno c'era bisogno di purgarsi più che di consolarsi :)
In compenso le consolazioni non sono mancate: la Messa, le preghiere di guarigione, l'Adorazione Eucaristica, la Confessione.
L'incontro con la Comunità Cenacolo, dove non ero mai stato. (una comunità dove si recuperano i ragazzi drogati o disagiati senza medicine che non siano la preghiera, il lavoro e l'esperienza di comunità)
L'incontro con i ragazzi di Suor Elvira è stato veramente toccante: storie allucinanti, ragazzi che il mondo condannerebbe (e aveva condannato) al ghetto, all'emarginazione, ragazzi che vivevano aspettando di morire da un giorno all altro..rinati, risorti grazie all'Amore di Cristo.
Nessuno si illuda: è un cammino doloroso, pieno di cadute e di sacrifici; ed è questo che tocca, la spontaneità di questi ragazzi ad ammettere le loro lotte, senza fingere false rinascite, paradisi artificiali o sbalorditive conversioni. Tutto è nella sobrietà, nella semplicità che solo Cristo sa dare.
Un pugno in pieno volto di noi che siamo abituati ad avere tutto e ci lamentiamo sempre e comunque. Anche loro erano così, e la loro testimonianza è forte sopratutto per questo. Non sono dei santi, sono i piu grandi peccatori di questa Terra. Gente che non aveva una speranza, tossici condannati dalla società al sert (nella migliore delle ipotesi), spacciatori, ladri, ballerine di night club in certi casi.
Gente che ancora lotta, fa sacrifici ma è felice. Si alza la mattina alle 6 e va a letto alle 22.
Niente televisione, nè cellulari nè pc. Vivono di offerte, di provvidenza e di lavoro (ma non per guadagnare)
Non ti dicono ipocritamente "io sono guarito, la droga ora mi fa schifo" ma anzi ti dicono "io sto ancora lottando, perchè sento ancora il morso della droga. Però ho una speranza, ho Gesù Cristo. Lui mi sostiene, mi aiuta, mi rende felice e mi da una forza che da solo non avrei anche se sono un misero come tutti, anzi forse peggio di tutti."
Ho acquistato il libro-album che mostra gli inizi della Comunità Cenacolo, quando nel 1983 suor Elvira e i suoi primi ragazzi che le chiesero aiuto iniziarono questa avventura in una villa diroccata a Padova. Si può riassumere in 3 parole: semplicità, dignità, gioia.
Sfogliando quelle pagine mi sono quasi commosso: mi è sembrato di risentire quella gioia innocente di quando, anni fa, dai miei nonni in campagna si lavorava duramente e semplicemente, ma si era sempre felici.
E a me per primo, oggi, ha fatto male il pugno nello stomaco che mi hanno dato le testimonianze di questi ragazzi: io per primo sono abituato bene, non mi manca niente, eppure mi lamento sempre.
Molti a Medjugorje, qualche tempo fa anche io, cercano i "segni": il segno piu grande è quello che ti colpisce al cuore, laddove non immagineresti nemmeno. E ti ricorda chi sei, nonostante tutte le tue umane certezze e sicurezze che ti sei costruito intorno (anche con l'aiuto della società dei paradisi artificiali)
Loro non hanno niente, nè pc nè cellulari, nè videogiochi, nè televisione, e sono felici. E non parlo del sorriso sulle labbra da ebete, parlo di una felicità che traspare dagli occhi, dal proprio essere.
Noi siamo pieni di roba, talmente pieni che nemmeno ci pensiamo a quanto siamo fortunati, e siamo infelici. Si, siamo sempre infelici. Sempre ad anelare alla vacanza travolgente, all'amore, a chissàquante fantasie (non sto accusando nessuno, io per primo lo faccio) cerchiamo la felicità nei posti piu impossibili e non vediamo che è sotto i nostri occhi!
Basterebbe un pò di umiltà per riconoscerla e saperla cogliere.
Una volta uno di loro, interrogato su come mai fosse sempre felice, rispose con una frase che dovrebbe abbattere qualsiasi ego: "io sono felice perchè non porto maschere".
Questa frase è micidiale: quante volte io ho messo una maschera per apparire in un certo modo, per essere accettato, per emergere. E quante volte mi ritrovavo sempre piu in basso, sempre piu lontano da me stesso e dalla felicità vera.
Mille parole non basterebbero per descrivere tutto questo. Purtroppo - o per fortuna - Medjugorje è una realtà che va vissuta in prima persona, non bastano le parole perchè l'esperienza che si fa a Medjugorje è qualcosa di vivo, che non è come andare a visitare un museo.
Un museo è pieno di cose morte, a Medjugorje c è qualcosa di vivo: che come ogni cosa viva è imprevedibile e diversa ogni volta che ci entri in contatto.
Angelus
PS: per chi volesse è uscito da qualche settimana, su Oggi, un opuscoletto su
Medjugorje molto interessante e completo che narra da punti di vista diretti la storia e l'esperienza Medjugorje.